Ricercatrice universitaria cade in una scarpata: ritrovata senza vita dopo giorni di ricerche

Ritrovata senza vita la ricercatrice scomparsa dallo scorso mercoledì. Era caduta in una scarpata. Decisiva la segnalazione di un finanziere.
Sui social il marito della donna aveva pubblicato un appello per ritrovare la moglie scomparsa. Purtroppo non c’è stato niente da fare per lei.

Ritrovato a Trieste, lungo le falesie del sentiero Rilke, il corpo privo di vita di Alessia Bo, 43 anni. Il ritrovamento è stato confermato dopo che il cadavere della donna è stato rinvenuto da un operatore della Guardia di Finanza impegnato in una scalata in solitaria al di fuori del servizio.
Nei giorni scorsi il marito della donna aveva lanciato un appello sui social. Così aveva scritto su Facebook il coniuge di Alessia: “Mia moglie Alessia non torna a casa da due giorni, abbiamo trovato l’auto a Duino, ma lei non c’è. Non ha il telefono con sé. La sta cercando la protezione civile e stanno battendo tutto il sentiero Rilke. Se qualcuno la vede se può segnalare. Aveva un giubbotto nero a tre quarti e una sciarpa ocra”.
Le ricerche cominciate mercoledì
Le ricerche, iniziate verso le 18 di mercoledì si erano concentrate sia a terra che in mare. Alessia Bo era scomparsa ormai da tre giorni da casa quando è stata ritrovata morta lungo le falesie del sentiero Rilke di Trieste. La conferma della morte della donna – ricercatrice universitaria, sposata e madre di due figli – è arrivata dopo l’avvistamento da parte di un operatore della Guardia di Finanza che stava scalando in solitaria per allenarsi.
Sul luogo della segnalazione sono intervenuti i carabinieri di Aurisina e di Duino, la polizia di Stato e una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Opicina, la squadra Speleo Alpino Fluviale e il funzionario di guardia della sede centrale di Trieste. Insieme a loro è intervenuto anche il Nucleo Regionale di Soccorso subacqueo acquatico di Trieste con un’imbarcazione.
Caduta in un dirupo
Le operazioni di recupero del corpo ormai esanime si sono rivelate piuttosto laboriose. Hanno impegnato i tecnici del Saf, che si sono dovuti calare per una trentina di metri circa lungo la parete rocciosa con l’aiuto del verricello dell’elicottero dei vigili del fuoco.
Il giorno prima l’auto della ricercatrice universitaria era stata avvistata in un parcheggio non lontano dal luogo dove sarebbe stata poi ritrovata la salma. Stando alle prime ricostruzioni, la 43enne era uscita di casa verso le due del mattino di mercoledì scorso. Con sé aveva portato alcuni documenti, portafoglio e carte, ma non il telefono cellulare.