TikTok - MeteoWeek.com
La notizia non sembra più riguardare il perché; che gli States non sopportino TikTok è ormai risaputo, ma interessa più il quando l’app social numero uno al mondo sparirà dagli Stati Uniti.
Il volli fortissimamente volli arriva direttamente dal capo dell’antitrust del DOJ Jonathan Kanter, in una lettera rivelata dall’autorevole CNN.
La presenza di TikTok disponibile sugli app store secondo gli Stati Uniti rischia di danneggiare i consumatori, almeno stando alla maggior parte dei funzionari statunitensi, sempre più convinti che il social cinese possa fornire dati e quant’altro al suo governo. Il continuo hosting di TikTok da parte di Apple e Google sui loro app store, nonostante le preoccupazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti sull’app video in formato breve, riflette il potere di “guardiano” dei giganti della tecnologia e dovrebbe essere inserito in qualsiasi revisione antitrust che gli app store potrebbero dover affrontare. Questo il successo della lettera del membro della Federal Communications Commission al Dipartimento di Giustizia la scorsa settimana, sempre secondo la CNN.
Il j’accuse di Washington è a 360 gradi: otre ai possibili danni ai consumatori, la continua presenza di TikTok sugli app store minerebbe anche le argomentazioni di Apple e Google, secondo cui il loro predominio nella distribuzione delle app porterebbe a una migliore sicurezza e privacy degli utenti. Di questo ne è sicuro Brendan Carr, il commissario FCC americano. Non certo il primo, chissà se ultimo tentativo da parte di uno dei massimi repubblicani della FCC, di fare pressione su Apple e Google per rimuovere TikTok.
Già il mese scorso, Carr avrebbe chiesto al governo degli Stati Uniti di vietare TikTok per le preoccupazioni bipartisan che la Cina potesse esercitare la sua influenza sul papà di TikTok, quello che ne detiene il controllo, ByteDance, per ottenere l’accesso ai dati degli utenti statunitensi o per diffondere propaganda e disinformazione. Ora, però, il passo successivo: Carr sta tentando una nuova strada da percorrere per arrivare al ban, quanto prima: una scorciatoia inquadrando la questione TikTok come una questione di antitrust.
“Apple e Google non stanno esercitando il loro controllo ferreo sulle app per gli scopi altruistici o proconcorrenziali che propongono come difesa contro le rivendicazioni antitrust o sulla concorrenza esistenti – ha scritto Carr, sempre tramite virgolettato riportato dalla CNN – invece, la loro condotta mostra che quelle motivazioni sono meramente pretestuose: riferimenti talismanici invocati per proteggersi dalla responsabilità“.
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