Si chiude l’era di Nancy Pelosi alla Camera: non si ricandiderà alla guida dei dem

Si chiude l’era di Nancy Pelosi alla Camera: non si ricandiderà alla guida dei dem

La storica portavoce dei Democratici fa un passo indietro. Per lei si parla come prossima ambasciatrice statunitense a Roma.

È stata la donna simbolo di molte “prime volte” nella storia politica americana. Applauditissimo il suo messaggio di congedo alla Camera.

Finisce un’epoca: a 82 anni Nancy Pelosi annuncia che non si ricandiderà come leader dei Democratici nel prossimo Congresso. “È arrivato il momento in cui la nuova generazione guidi il partito”, ha detto nel suo intervento in aula. Dai suoi colleghi dem e da un ridotto numero di Repubblicani si è alzato l’applauso, finito in ovazione. Una reazione che ha prima sorpreso, poi emozionato, e forse anche imbarazzato, la storica Speaker.

Un annuncio il suo che difficilmente poteva passare inosservato. La notizia del passo indietro di Nancy Pelosi è rimbalzata su tutti i media in Usa, anche su quelli che le sono ostili. Nancy Patricia D’Alessandro Pelosi, Speaker della Camera dal 2007 al 2011, poi di nuovo dal 2019, ha collezionato più di un record nella storia politica a stelle e strisce. È stata la prima donna, la prima californiana e la prima italoamericana a guidare i Democratici alla Camera. La prima volta che ha messo piede nel Congresso risale al 1987, guadagnandosi ben presto il soprannome di ‘Ciclone Nancy’ per la sua determinazione. Nei quattro anni della presidenza Trump ha incarnato l’opposizione più risoluta all’agenda politica del tycoon.

Un passo indietro non inaspettato

Il suo passo indietro non giunge come un fulmine a ciel sereno. Era nella logica delle cose, dopo che il voto di Midterm ha consegnato la maggioranza ai Repubblicani. Il ruolo di Speaker adesso passerà al repubblicano Kevin McCarthy, già investito ufficialmente dal suo partito. Ma il passo indietro di Pelosi, data come possibile ambasciatore Usa in Italia, non sarà totale: abbandonerà il ruolo di leader ufficiale, ma non il seggio alla Camera. Probabile che rimanga nelle vesti ufficiose di ‘leader ombra’.

A spingerla in questa direzione, oltre al risultato delle urne, anche la drammatica aggressione domestica subita dal marito, aggredito in casa a San Francisco da un folle che voleva sequestrare la leader democratica. Non è per caso che nel suo discorso di congedo Pelosi abbia voluto ringraziare pubblicamente il consorte: “È il mio compagno amato e colonna. Siamo grati per tutte le vostre preghiere e gli auguri che avete inviato perché si riprenda presto”.

Un passaggio di consegne che sicuramente inciderà sul partito: quella di Pelosi – alla guida dei Democratici alla Camera fin dal 2003 – è la più lunga leadership al Congresso dal tempo di Sam Rayburn, il rappresentante del Texas che guidò i dem per 24 anni (dal 1937 al 1961). Tra i candidati a prendere il suo posto circolano tre nomi: Hakeem Jeffries (di gran lunga il favorito), Katherine e Pete Aguilar. Si fa il nome anche di Steny Hoyer, lo storico vice di Pelosi, che però è sfavorito dall’età (83 anni).