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Politica

Crisi energetica: il Governo vuole avviare nuove trivellazioni nell’Adriatico

Le difficoltà energetiche del nostro Paese ci mettono davanti a scelte discutibili compiute in passato. Ora il Governo deve trovare una soluzione e per farlo deve mettere in funzione nuovi impianti e nuovi trivellatori, guardando soprattutto in direzione del Mar Adriatico. 

Dare uno stop alla crisi energetica e in particolare al costo esorbitante raggiunto dalle bollette. Il Governo Meloni vuole far partire nuove trivellazioni nel Mediterraneo per l’estrazione di gas, annunciando anche nuovi investimenti pari a circa 15 miliardi di euro da destinare a famiglie e imprese, con la possibilità anche di raddoppiarli in un breve periodo. Ma risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico in maniera strutturale è una necessità di cui il Paese deve farsi finalmente carico, rendendosi autonomo.

Prezzi calmierati per le aziende più energivore. In un emendamento la possibilità di liberare alcune estrazione di gas italiano facilitando le concessioni in essere e immaginandone nuove” ha dichiarato recentemente alla stampa la premier Giorgia Meloni. Una nuova normativa per le trivellazioni su proposta del Governo sarà quindi contenuta in un emendamento che verrà posto all’esame del Parlamento la prossima settimana.

Il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato la ripresa delle trivellazioni dei giacimenti di gas nel Mar Adriatico da parte dell’Italia, una corsa contro il tempo per evitare che paesi a noi vicini come la Croazia possano prosciugare queste risorse. Per Urso “Bisogna essere consapevoli che di fronte alla emergenza energetica, è necessario rendere la transizione ecologica compatibile con le pesanti ricadute sul tessuto produttivo” ha affermato il ministro in una intervista.

LE SCELTE DEL PASSATO

L’Italia da oltre vent’anni aveva rinunciato a questo tipo di operazioni energetiche tra polemiche, discussioni parlamentari e addirittura referendum popolari. Il più discusso è sicuramente quello sulla scelta di rinunciare all’utilizzo dell‘energia nucleare votato nel 1987, che fu fortemente influenzato dalla vicenda di Chernobyl. In base a queste scelte l’Italia ha sempre dovuto cercare fonti energetiche dall’estero, pagandole a caro prezzo. Ora è il momento di risolvere il problema alla radice portando avanti contemporaneamente una necessaria transizione ecologica.

IL GAS DELL’ADRIATICO

Il Mar Adriatico è dunque il luogo dove volgere lo sguardo, l’Italia può sfruttare una grande riserva di gas naturale a pochi chilometri dalla riva. Secondo quando sostiene Nomisma Energia ci sono circa 40 miliardi di metri cubi depositati a circa 40 chilometri al largo di Venezia, mentre nell’intero Adriatico si potrebbe arrivare fino a 90 miliardi di metri cubi. Sebbene stime esatte non siano al momento disponibili, è certamente un giacimento ricco.

In tutta Italia potremmo produrre 10 miliardi di metri cubi di gas in più ogni anno, 10 miliardi di sviluppo italiano che lasciamo sottoterra, di mancata occupazione, di mancata tassazione” afferma Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. “Per rispondere all’emergenza dovuta all’invasione dell’Ucraina è sicuramente tardi. In ogni caso, anche se Putin non avesse ordinato l’invasione, sarebbe stato opportuno diminuire la dipendenza dalla Russia. L’unico modo per farlo in tempi ragionevoli è attraverso l’aumento della produzione nazionale” dichiara.

Ecco allora che dopo una interdizione alle nuove trivellazioni nel mar Adriatico che dura da oltre trent’anni, ora il governo, dopo aver fatto ripartire le piattaforme già esistenti, che potrebbero raddoppiare in breve tempo la fornitura di gas del nostro Paese, in futuro potrebbe avviare anche a nuove trivellazioni per esplorare i ricchi giacimenti che dovrebbero essere presenti al largo delle coste italiane.

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