Il parroco don Maurizio è indagato per abusi nei confronti di una donna disabile, mentre il fratello, don Alberto, sanzionato in primo grado dal Tribunale Canonico per abusi su una minore
Due fratelli sacerdoti che esercitano assieme nella stessa parrocchia, quella di Santa Maria alla Fontana, a Milano, sono accusati di abusi per ragioni differenti.
Nello specifico, come riporta l’Agi, che ha intervistato uno dei due fratelli in questione, il primo, don Alberto Lucchina, ha ricevuto una sanzione dal Tribunale Canonico che gli impone di esercitare i suoi compiti per 5 anni in una casa di riposo lontano dai minori dopo che lo hanno riconosciuto colpevole in prima istanza di stupro nei confronti di una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 15 anni; il secondo, don Maurizio, è a capo attualmente della comunità di fedeli del quartiere Isola e sarebbe indagato per abusi su una donna disabile.
Per lui, il pm ha chiesto l’archiviazione poiché la denuncia è stata sporta oltre i limiti di legge. Questa storia è venuta fuori dopo che, nei giorni scorsi, il sito “Rete l’Abuso” ha parlato della sanzione a don Alberto e comunicato di aver inoltrato un esposto in procura «perché il prete aveva detto al Tribunale Canonico che si sarebbe autosospeso e domiciliato subito in una casa di riposo ma sappiamo che è ancora a contatto coi giovani».
Il presidente di Rete l’Abuso ha raccontato all’Agi che in seguito alla pubblicazione del pezzo su don Alberto, hanno ricevuto un messaggio da una donna che avrebbe raccontato «di avere denunciato solo di recente ai carabinieri una violenza sessuale subita da don Maurizio nel 2015».
Don Maurizio, in un colloquio con l’Agi, ha confermato che il fratello, don Alberto, vive nella sua stessa parrocchia«in attesa che il procedimento canonico faccia il suo corso su fatti che risalgono a 30 anni fa», senza parlare della sanzione in primo grado e garantendo che il fratello non è a contatto coi ragazzi, come invece dicono alcune persone che frequentano l’oratorio. «La mia è una storia diversa, sono solo calunnie sul mio conto. Non ho mai saputo di essere stato indagato, l’ho letto sul web. Mi sono informato tramite un avvocato e ho saputo che sono stato archiviato», ha detto il sacerdote.
In realtà, attualmente c’è una richiesta di archiviazione a cui il legale Daniela Cultrera, per conto della “Rete l’abuso” ha comunicato di essersi opposta chiedendo invece che l’indagato sia imputato in modo coatto. L’udienza non è stata ancora stabilita. Don Maurizio spiega di aver rivisto la donna in questione due anni fa e nega l’abuso.
La donna di 47 anni che lo ha denunciato, come si legge nell’esposto, diceva di averlo conosciuto «la notte di Capodanno del 2015. Tante persone sono al corrente del malessere che mi ha provocato».
A tal proposito, don Maurizio dice: «Mi fa male vedere il mio nome associato all’ipotesi di una violenza su una donna, proprio in un momento in cui si parla così tanto di questo tipo di violenza. Avrei voluto querelare ma la Diocesi mi ha consigliato di lasciar perdere. I parrocchiani cosa dicono? Bisogna distinguere tra chi frequenta assiduamente la parrocchia e conosce la situazione e chi ci viene in modo occasionale. Nella vita non sai mai cosa ti può capitare…».
Il legale di Rete l’Abuso, Cultrera, racconta infine che in seguito alla multa del Tribunale Canonico, «don Alberto avrebbe potuto presentare ricorso entro 5 giorni alla Congregazione per la Dottrina della Fede ma non l’ha fatto. Ora manca un ultimo passaggio davanti al Promotore di giustizia. Durante l’istruttoria, molto approfondita, c’è stato anche un confronto tra lui e la vittima che ha trovato il coraggio di denunciarlo nel 2019, a una trentina d’anni dai fatti. Don Alberto ha ammesso parzialmente le accuse ma il Tribunale ha riconosciuto appieno la ricostruzione della vittima e la sua credibilità».
Nel frattempo, all’associazione scrivono alcuni parrocchiani per esprimere il loro dissenso, dicendo che don Alberto «sta coi ragazzi, è una situazione triste e pazzesca», o «segue i ragazzi del Gruppo Medie, continua a fare quello che gli pare».