Covid, prima ondata: tassi di mortalità e andamenti diversi tra le varie regioni

Uno studio ha rilevato diversi andamenti tra le regioni durante la prima ondata della pandemia da Covid-19

Secondo un nuovo studio sugli andamenti territoriali della pandemia da Covid-19 relativo alla prima ondata, ci sono delle differenze sostanziali tra i territori dell’Italia.  Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports da un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani che lavorano alla Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa, alla Pennsylvania State University (Usa) e all’Université Laval (Quebec City, Canada). Lo studio si è concentrato su determinate situazioni in cui il Covid-19 si diffonde. Si tratta di la mobilità, i tassi di positività, la disponibilità di assistenza primaria e le dimensioni di potenziali hub di contagio nelle scuole, nei posti di lavoro e negli ospedali. Questi i riferimenti dello studio dal quale è emerso che c’è stata una differenza tra le varie regioni italiane nella prima ondata.

Lo studio sulla prima ondata

“Purtroppo la qualità dei dati disponibili alla comunità scientifica – dice Francesca Chiaromonte, docente di statistica alla Scuola Superiore Sant’Anna e alla Penn State, mentre presenta i dati dello studio – è molto inferiore rispetto a quella che sarebbe necessaria per condurre analisi in grado di orientare con chiarezza le politiche di contrasto alla pandemia. Questo era vero nella prima metà del 2020 e, anche se qualche passo in avanti è stato compiuto, rimane vero anche oggi”.

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“I dati epidemiologici sono imperfetti e imperfettamente distribuiti, i dati più facili da reperire sulla mobilità ci arrivano da Google, e variabili che catturino in maniera efficace aspetti demografici, sanitari, infrastrutturali e ambientali potenzialmente rilevanti non sono rese facilmente disponibili da parte delle autorità governative centrali e locali, o dagli uffici statistici”, afferma  ancora Francesca Chiaromonte.

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Poi ricorda: “il problema non è che i dati non esistano. I dati esistono, ma mancano meccanismi e piattaforme che li rendano disponibili in maniera sistematica, integrata e affidabile alle ricercatrici e ai ricercatori che li vorrebbero studiare”.

 

 

Marcello Pelillo

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