Danimarca, stop definitivo ad AstraZeneca. Ecco la storia travagliata del “vaccino europeo” sui cui l’Italia aveva tanto puntato
“La campagna di vaccinazione in Danimarca continua senza il vaccino di AstraZeneca”, ha annunciato il direttore dell’Agenzia Nazionale della Sanità del paese, ora si teme la sospensione in tutta Europa. Un riassunto del percorso del vaccino Vaxzevria.

“La campagna di vaccinazione in Danimarca continua senza il vaccino di AstraZeneca“, ha annunciato il direttore dell’Agenzia Nazionale della Sanità del paese, ora si teme la sospensione in tutta Europa. Un riassunto del percorso del vaccino Vaxzevria.
La Danimarca è la prima nazione europea ad abbandonare definitivamente l’utilizzo di Vaxzevria, il vaccino AstraZeneca, a causa dei suoi “rari ma gravi” effetti collaterali. La conferma arriva da Sren Brostrm, direttore dell’autorità sanitaria nazionale danese. Nonostante i pareri favorevoli dell’Agenzia Europea per il Farmaco (Ema) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità(Oms), molti paesi dell’Unione Europea avevano sospeso AstraZeneca tanto da introdurre restrizioni all’utilizzo del composto.
STORIA DI UN VACCINO CHE NON PIACE
Vaxzevria, questo il nome commerciale del siero di AstraZeneca il cui nome completo è ChAdOx1 nCoV-19, è frutto del lavoro svolto nei laboratori dello Jenner Institute dell’Università di Oxford in collaborazione con l’Oxford Vaccine Group e del contributo italiano della Irbm di Pomezia. Si conserva tra i due e gli otto gradi, costa sotto i 1,78 euro ed è un vaccino a vettore virale. Proprio il suo prezzo molto contenuto rispetto agli altri sieri (Pfizer ha un costo di 12 euro e presto arriverà a 19,50) potrebbe essere il motivo di tanta ostilità, con le aziende farmaceutiche decise a guadagnare il più possibile da questo affare miliardario.
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Continuando, AstraZeneca riceve l’ok 29 gennaio 2021 dall’Ema, è il terzo vaccino a essere approvato dopo quelli di Pfizer-BioNtech e di Moderna. Da somministrare in due dosi a distanza di 12 settimane, la copertura contro il coronavirus è del 60% dopo la prima iniezione e fino all’82% dopo la seconda.
In Italia l’ok dell’AIFA arriva 30 gennaio, con la raccomandazione di somministrarlo preferibilmente a soggetti di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Il personale sanitario viene immediatamente vaccinato con Pfizer, AstraZeneca viene usato su forze armate e di polizia, personale scolastico, personale carcerario e detenuti.
Il 22 febbraio il ministero della Salute innalza l’età per le inoculazioni da 55 a 65 anni, sono esclusi i soggetti estremamente vulnerabili, mentre l’8 marzo c’è l’ok per gli over 65. Una settimana dopo viene sospeso temporaneamente in via precauzionale. Nel nostro Paese si contavano 6 morti potenzialmente legate all’iniezione del vaccino. La vaccinazione riprende il 18 marzo, con l’opinione pubblica italiana fortemente demotivata e contraria a Vaxzevria.
Il 31 marzo la Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Islanda e Canada sospendono la somministrazione di AstraZeneca per gli under 60, preoccupata da 31 casi sospetti di trombosi, di cui 29 tra donne di età compresa tra i 20 e i 63 anni. Peter Arlett, capo del dipartimento di farmacovigilanza ed epidemiologia dell’Ema, dichiara però che “non ci sono prove che i casi di trombosi siano collegati al vaccino“. In Gran Bretagna su 18 milioni di dosi utilizzate gli episodi di trombosi sospetta sono 30. In Francia sono 12 su 1,9 milioni di vaccini, mentre in Germania 31 su 2,7 milioni. Solo 5 invece in Norvegia, ma a fronte di 120mila dosi.
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ITALIA A RISCHIO
L’Italia ha puntato molto su Vaxzevria per portare avanti la sua campagna vaccinale, sperando di raggiungere un’alta percentuale di inoculazioni entro l’autunno e l’immunità di grette per uscire dalla crisi nel 2022. Il commissario Figliuolo aveva previsto e promesso 45 milioni di dosi entro giugno, ma ora tutto appare compromesso. A questo si aggiunge ieri la novità dello stop temporaneo al vaccino Johnson&Johnson. Il rischio fortissimo è che a fine giugno ci ritroveremo con un piano vaccinale da ritoccare ancora al ribasso, quindi addio alla stagione turistica in estate e immunità di gregge, temendo una nuova ondata in Italia con l’arrivo dell’inverno.