Per l’Italia il 2020 è stato l’anno del crollo che ha portato l’economia italiana ai margini dell’Eurozona. Se si guardano le cifre, è possibile vedere come la lunga stagnazione italiana abbia ridotto del 18,4% il peso dell’Italia sul complesso della produzione cumulata dall’Eurozona. Nello specifico, oggi, il Pil italiano ha un valore di 14,5% di quello dell’area euro. Nel 2001 era di 17,7%. Solo la Grecia ha fatto peggio. Facciamo un salto in Francia. Quest’ultima era considerata quasi al pari dell’Italia. In realtà, i francesi hanno subito un lieve calo: sono passati dal 20,9% del 2001 al 20,3% di oggi.
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Il continuo venir meno della capacità competitiva e di produttività dell’Italia ha contribuito a rendere ancor più povero il nostro sistema economico. Il Paese è sempre più ai margini dal 2008 come dimostrano i numeri: si è passati da un 17% del 2008 al 15% del 2019. Le cause che hanno provocato questa crisi sono tante. La pandemia è solo l’ultima goccia. Si guardi alla burocrazia o al sistema fiscale che spesso penalizza chi vuole provare a crescere, ad esempio. Gli italiani, in tutto ciò, continuano ad essere più poveri rispetto ai Paesi vicini. I numeri della stagnazione sottolineano l’emergenza del momento, l’importanza della sfida che si giocherà in questi giorni.
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