Emergenza Covid: spaventano le elezioni, spaventa un governo fragile

MeteoWeek.com (da Getty Images)
Proseguono i tentativi per porre fine all’attuale crisi di governo: il presidente della Repubblica Mattarella ha incaricato l’ex presidente della Bce Mario Draghi di creare un nuovo esecutivo “di alto profilo”. Ora Draghi darà il via alle consultazioni ma la strada sarà difficile: si registrano le prime resistenze da M5s e Fdi, la Lega ci pensa. Intanto in Italia la campagna di vaccinazione procede a rilento a causa delle forniture, mentre ieri i decessi Covid registrati sono stati 477. Una situazione in lieve miglioramento, ma che necessita di stretta sorveglianza. Cioè di un governo solido. Per questo spaventano sia le elezioni che un governo dimezzato.

In Italia la curva sembra essersi attenuata, è vero, l’emergenza Covid leggermente placata. Stando al bollettino di ieri sono 13.189 i nuovi casi di coronavirus in Italia (il giorno prima erano +9.660). I decessi sono stati 477 (un numero ancora altissimo che fatica a scendere). I tamponi della giornata di ieri sono stati 34.878 in più rispetto al giorno precedente, ovvero 279.307. Ma è il tasso di positività che interessa: nella giornata di ieri era del 4,7%: su 100 tamponi eseguiti più di quattro sono risultati positivi, mentre il giorno precedente la percentuale era del 3,9%. Ad osservare questi dati, si potrebbe dire che l’attuale emergenza coronavirus in Italia appaia bloccata (registra un lieve miglioramento dal 27 gennaio ma non sostanziale). Ma si sbaglierebbe a pensare che si tratti di una perfetta fotografia della realtà attuale: il tracciamento è saltato, e le zone gialle disposte producono assembramenti di cui si vedranno gli effetti tra qualche settimana. Al momento, però, migliora inequivocabilmente la tenuta del sistema sanitario: secondo i dati Agenas, la media nazionale dei posti letto occupati in terapia intensiva, dopo un costante calo, ora appare ferma al 26%, sotto la soglia di allerta del 30%. Ovviamente, il dato è una media, ma la realtà è eterogenea: preoccupano ancora Umbria, Provincia di Trento, Puglia, Friuli-Venezia-Giulia, provincia di Bolzano, Lazio, Lombardia e Marche.
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Lo spettro della terza ondata
E a proposito della terza ondata? L’abbiamo scampata grazie alle misure adottate nel periodo natalizio o è sempre in agguato? I pareri sono discordanti. Alcuni esperti ritengono che chi urla alla terza ondata faccia semplice allarmismo. E’ questa la posizione di Maurizio Viecca, primario dell’Ospedale Sacco di Milano, che ribadisce che non ci sono gli elementi per pensare effettivamente a una terza ondata. Altri, invece, ritengono che il timore di una terza ondata resti solido, perché “il virus fa il suo mestiere e cerca di riadattarsi“. Sono le parole di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI Spallanzani di Roma. Tuttavia è difficile dire – specifica l’esperto – se il virus riuscirà effettivamente a riadattarsi, e quindi se ci sarà o meno una terza ondata. Una cosa al momento è certa: le chiusure natalizie hanno funzionato. E a proposito di chiusure ed aperture, maggiore apprensione arriva dal virologo Fabrizio Pregliasco dell’università degli Studi di Milano, che ribadisce a Radio Cusano Campus: “Sono un po’ preoccupato. Non è facile, nel momento in cui si dà il via libera, trovare modalità per contingentare gli ingressi nelle zone più frequentate. Tutti dobbiamo continuare ad essere attenti, è fondamentale per non ricadere in un rischio di terza ondata“. Secondo Pregliasco è necessario tenere duro, finché il vaccino non garantirà maggiore libertà di azione. Ed è d’accordo anche Andrea Crisanti, che invece crede che la possibilità di una terza ondata dipenderà in gran parte dalla gestione dell’epidemia, cioè dalla campagna di vaccinazione e dal sistema di tracciamento. La prima procede a rilento a causa di un ritardo nelle forniture, il secondo è ancora fuori controllo e sarà necessario trovare un sistema più efficace per evitare che salti nuovamente. Per evitare la seconda ondata, insomma, sarà necessaria una buona gestione dell’emergenza, anche e soprattutto a livello governativo (oltre che individuale). E proprio a proposito di governo, a che punto siamo?
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La paura delle elezioni e la paura di un governo fragile

E qui si apre l’impasse in tutta la sua chiarezza: l’emergenza coronavirus necessita di un governo solido e rapido per evitare una terza ondata, per non far svanire nel vuoto quanto guadagnato tramite le chiusure natalizie (guadagnato in termini epidemiologici, si intende, in termini economici la situazione è un po’ diversa). Eppure, proprio la stessa emergenza coronavirus ha avuto il suo peso nell’incrinare il governo precedente nella gestione del Recovery, nella gestione della scuola, dei trasporti e via dicendo. Proprio l’emergenza coronavirus, inoltre, impedisce ora di tornare alle urne: le elezioni anticipate richiedono tempo, impegno e assembramenti. Tutte cose che non possiamo permetterci. Nel frattempo si cerca, allora, di trovare una soluzione a entrambi problemi: il Conte II caduto e l’impossibilità di tornare alle urne. E lo si fa con l’ipotesi di un governo Draghi. Il presidente della Bce ora darà inizio alle consultazioni per verificare la possibilità di un nuovo esecutivo, la composizione dell’eventuale maggioranza e per spiegare quali sono i progetti sul tavolo. “Sono fiducioso che dal confronto con i partiti e le parti sociali emerga l’unità”, afferma Mario Draghi. Eppure, la situazione non sembra essere così rosea.
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Le incognite
Il capo politico del Movimento 5 stelle Vito Crimi in prima battuta ha fatto sapere: il Movimento non voterà la fiducia a Mario Draghi. Eppure le posizioni interne sembrano diverse, e il M5s nelle ultime considerazioni sembra aprirsi a una linea più morbida. Durante la riunione interna di ieri sera il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio ha ribadito di non esser contro Draghi, ma la “strada da intraprendere è quella di un governo politico“. A questo proposito, Draghi potrebbe proporre un governo a metà tra tecnico e politico, convincendo M5s o Lega. Una questione dirimente, secondo YouTrend: se entrambi votassero no, Draghi non avrebbe la maggioranza né alla Camera né al Senato. Alla Camera per raggiungere quota 316 (la maggioranza assoluta) sono necessari i voti della Lega (131) o di buona parte del M5s (190), visto che al momento il governo raggiungerebbe quota 269. Un’astensione della Lega garantirebbe una maggioranza semplice, ma per evitare un governo di minoranza sarebbero necessari i voti 5 Stelle. E anche al Senato il governo avrebbe bisogno o dei voti della Lega o di quelli del M5s. Insomma, la strada appare in salita, le forze politiche vanno convinte, e se dovessero mantenere a lungo le riserve nei confronti del governo Draghi, sarebbe difficile uscire dall’incubo di un governo fragile e frammentato.