In Svizzera calano morti e contagiati nonostante gli impianti da sci aperti

In Svizzera calano morti e contagiati nonostante gli impianti da sci aperti

In Svizzera calano morti e contagiati nonostante gli impianti da sci aperti - www.meteoweek.com - Credit: Pixabay

I contagi di Covid in Svizzera sono in calo da giorni, eppure gli impianti da sci sono rimasti aperti a Natale: il contrario dell’Italia.

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In Svizzera calano morti e contagiati nonostante gli impianti da sci aperti – www.meteoweek.com – Credit: Pixabay

Il contrario dell’Italia. La situazione dell’emergenza coronavirus in Svizzera si sta attenuando, ed è già qualche giorni che i nuovi contagi giornalieri e i decessi sono in netto calo. Eppure il Paese che confina con il nostro non ha mai chiuso a dicembre località e impianti sciistici. Tanto che anche alcuni concittadini italiani, durante le scorse vacanze di fine anno, si sono rifugiati sulle montagne svizzere per aggirare le restrizioni del Dpcm di Natale. In Italia, invece, sta accadendo il contrario. Nonostante funivie e seggiovie chiuse, i casi di coronavirus hanno ripreso a salire verso la metà di gennaio e ora si teme una terza ondata. Come quella che stanno già vivendo Spagna e Portogallo.

La situazione del coronavirus in Svizzera

In Svizzera la situazione pandemica è in progressivo miglioramento dall’inizio di gennaio. Dalla metà del mese i nuovi casi di coronavirus registrati in 24 ore non hanno superato quota 2.500, e sono calati anche ricoveri e decessi. Nonostante l’emergenza sia tenuta sotto controllo, tuttavia, la seconda ondata non è ancora superata. Anzi, il diffondersi delle nuove varianti – prima quella inglese, poi quella sudafricana – fa temere un nuovo picco di contagi. L’attenzione è massima, tanto che il focolaio di coronavirus recentemente individuato a St. Moritz è stato già isolato con successo.

Le decisioni sugli impianti da sci

Questo non ha impedito al governo svizzero di andare contro corrente rispetto al resto dell’Europa fin dall’inizio di dicembre e riaprire gli impianti sciistici. Una decisione presa per non mettere il settore dello sport invernale in ginocchio, varando regole e limitazioni precise. Indossare la mascherina e rispettare il distanziamento sociale, in primis. Ma anche il divieto di sedersi in più di 4 persone nei tavoli di baite, ristoranti e bar.

La situazione del coronavirus in Italia

Una situazione molto diversa da quella dell’Italia, dove – nonostante le rigide restrizioni di fine anno – i contagi hanno ripreso ad aumentare all’inizio di gennaio. Negli ultimi giorni il numero dei nuovi casi registrati in 24 ore sembra essersi stabilizzato, ma proprio lunedì 25 gennaio è stato scoperto a Varese il primo caso di variante brasiliana in Italia. Il timore di una nuova, la terza, ondata è sempre più forte nei virologi. Sta già avvenendo nella provincia di Brescia: a Gavardo da tre giorni sono tornati gli spaventosi numeri di marzo nelle statistiche del coronavirus.

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Le decisioni sugli impianti da sci

Vista la situazione del coronavirus in Italia, il governo ha usato la sua “solita” strategia: chiudere tutto per non assumersi la responsabilità di un aumento dei contagi. A costo di far morire un intero settore. Tanto che gli impianti sciistici delle Regioni non sono mai stati aperti, nemmeno nel periodo d’oro delle vacanze di Natale. E resteranno chiusi almeno per altre tre settimane.

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Stando all’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte infatti le piste da sci non possono riaprire prima del 15 febbraio. Dopo torneranno accessibili, ma solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico scientifico, rivolte a evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”, come è scritto nel provvedimento.