Processo Escort: Depositata la sentenza condanna di Tarantini e Beganovic

L’obiettivo? Dare più donne a Berlusconi per realizzare la propria ascesa economica

Lo scorso Settembre, la Corte di Appello di Bari ha condannato l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, in quello che è stato definito “Processo Escort”. Depositata la sentenza, in riferimento  alle donne portate nel 2008 e 2009 alle serate nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio dei Ministri,Palazzo Grazioli, Villa Certosa e Villa San Martino perché si prostituissero. L’obiettivo era quello di dare più donne a Silvio Berlusconi per realizzare la propria ascesa economica. Nel progetto è stata coinvolta anche Sabina Beganovic, “l’ape regina” dei party berlusconiani.

Depositata la sentenza

Secondo la sentenza emersa dalla Corte di Appello, Tarantini: “Ha sfruttato il supporto determinante di Silvio Berlusconi per realizzare la propria ascesa economica, dapprima mediante l’elezione a membro del Parlamento europeo e poi, tramontato questo orizzonte, attraverso il coinvolgimento in un giro di commesse pubbliche, riferibili a Protezione civile e Finmeccanica. Per farlo, era divenuto esclusivo referente dell’ex premier nella selezione di giovani donne da fare entrare nel suo cerchio magico. L’idea era quella di persuaderle a recarsi alle cene, con la prospettiva di essere scelte dal presidente del Consiglio, per concedergli favori sessuali, dietro pagamento di laute somme di denaro”. In più, la Corte afferma che: “Gianpaolo Tarantini, una volta introdotto nelle stanze del premier, ha approfittato dell’interposizione di Sabina Beganovic. Si è adoperato, quindi, a soddisfare le urgenze sessuali, mosso dalla finalità di lucrare la confidenza e quindi la gratitudine e riconoscenza dell’ex premier Berlusconi“.

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Offesa alla dignità umana

Lo scorso settembre la pena di Tarantini è stata ridotta a 2 anni e 10 mesi di reclusione, mentre la Beganovic è stata condannata a 1 anno e 4 mesi. I giudici hanno inoltre affermato che Tarantini non si esprime nel giudicare le proprie scelte. “Ha ridotto la persona umana a mero strumento di mercificazione”, la Corte è ben serrata sull’argomento. “Gli imputati assecondavano il desiderio di Berlusconi di circondarsi nei momenti lucidi extra-istituzionali di donne avvenenti e disponibili. Così gli procuravano la possibilità di interagire in contesti di assoluta intimità fisica con le suddette selezionate donne”. Questo è un caso in cui “la dignità umana viene offesa dall’attività di libera prostituzione, in quanto la mercificazione della corporeità impedisce alla sessualità di essere se stessa”.

Elena Calabrese

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