La pioggia di soldi non è ancora partita del tutto - meteoweek.com
Il 40% degli addetti ai lavori nel settore dell’artigianato non ha ricevuto il denaro derivante dal Decreto Ristori bis. Il rallentamento dell’erogazione del fondo è dovuto all’avviamento di nuove pratiche burocratiche.
Il Decreto Ristori bis sta andando avanti, ma non nel verso che gli esperti del Governo si aspettavano. Emergono infatti le prime criticità, portate a galla dai lavoratori artigiani. Quasi uno su due, infatti, aspetta ancora i contributi stanziati dal Consiglio dei Ministri per agevolare le categorie maggiormente in difficoltà dopo l’ultimo Dpcm. A renderlo noto è la sezione torinese di Confartigianato, che ci ha tenuto a sottolineare il mancato rispetto della prima scadenza. Il denaro relativo al Decreto Ristori bis avrebbe dovuto essere immesso nelle casse dei lavoratori entro metà novembre.
“Si tratta di imprese – spiega Confartigianato Torino – che lavorano nella ristorazione con preparazione di cibi d’asporto: rosticcerie, pizzerie al taglio ma anche radiotaxi. Il rallentamento dell’erogazione del fondo è dovuto all’avviamento di nuove pratiche burocratiche, in quanto i loro codici Ateco non erano stati inseriti tra beneficiari del primo Decreto. A tutto questo si aggiunge il fatto che alcune imprese artigiane devono ancora ricevere gli aiuti per il lockdown di primavera, e che l’erogazione della cassa integrazione per gli artigiani è ferma al mese di giugno“.
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Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino, ha posto l’accento su questo grave problema, che affligge come detto quasi un lavoratore artigiano su due. “Affinché i ristori siano efficaci – ha dichiarato il dirigente – , occorre che siano tempestivi oltre che adeguati e che vengano erogati a una platea più larga di imprese colpite direttamente o indirettamente dalla crisi“. Alle categorie direttamente coinvolte in questi problemi, bisogna aggiungere anche quelle colpite di rimbalzo. Stiamo parlando della filiera di subfornitura, attualmente ferma o quasi.
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Ma c’è un altro aspetto che preme sottolineare ai vertici di Confartigianato. Si tratta della necessità di far riaprire le attività nel periodo natalizio. Anche perchè è questo il periodo in cui si concentra quasi il maggior numero delle vendite dei prodotti artigianali, soprattutto a livello culinario. “Se non si potrà utilizzare la finestra natalizia per vendere i prodotti artigianali legati al food come i panettoni, cioccolato, formaggi, vini agli oggetti artigianali artistici e legati alla moda, oltre il 40% chiuderà definitivamente entro la fine dell’anno“.
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