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Se il Coronavirus si trova “nell’aria”, perché disinfettare le superfici? Un’inchiesta del New York fa il punto della situazione
Disinfettare luoghi e oggetti è ormai il metodo più comune per contrastare la diffusione del Covid-19. Le scuole, ad esempio, sono “sanificate” nelle aree comuni tutte le volte che c’è un alunno positivo. Ma un’inchiesta condotta dal New York Times, osserva che gli scienziati sostengano che non ci sono prove sul fatto che le superfici contaminate possano diffondere siano veicolo di diffusione del Covid. Negli spazi interni dove c’è gente quali ristoranti o chiese, il virus viene esalato da persone infette e si diffonde nell’ambiente, il che costituirebbe una minaccia ben più grande, poiché tutti respirano la stessa aria.
Quando l’emergenza è esplosa, si prestava maggiore attenzione alle notizie e ai modi di disinfezione degli oggetti più che al contagio per via aerea, anche da parte dell’Oms stessa. A luglio, però, come riporta NYT, un saggio pubblicato sulla rivista The Lancet scritto dal microbiologo Emanuel Goldman della Rutgers University, ha osservato che “almeno per il virus della SARS originale, la trasmissione da fomite (superfici, ndr) era molto minore e non c’è motivo di aspettarsi che il parente stretto SARS-CoV-2 si comporti in modo significativamente diverso”. Dopo alcuni giorni dalla pubblicazione dello studio di Goldman, oltre 200 scienziati hanno fatto richiesta all’OMS di riconoscere che Il Covid possa trasmettersi per via aerea.
Sotto la forte pressione dell’opinione pubblica in merito a tale argomento, l’agenzia ha cambiato le linee guida. Nel mese di ottobre i Centri per controllo e prevenzione malattie, che da maggio avevano affermato che le superfici “non sono il modo principale in cui il virus si diffonde“, sostenevano che il virus si diffonde principalmente tramite goccioline respiratorie infettive.
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Queste, dunque, le linee guida ufficiali e i cambiamenti di rotta, ma cosa sappiamo davvero su come si trasmette il Covid tramite superfici? Di certo non è tra le prime vie di contagio, e generalmente, la probabilità di contrarre il morbo da un oggetto è bassa. Questo perché bisognerebbe metterlo in bocca o portarsi sul viso mani contaminate perché ciò accada.
Gli ospedali sono ambienti in cui si può contrarre il virus e non si può escludere la diffusione del Covid tramire superfici. Il Covid può resistere anche diversi giorni su plastica e acciaio, ma col tempo che passa la carica virale scema e poi scompare. Oltretutto, alcuni studi hanno mostrato che le tracce virali rinvenuti sugli oggetti erano frammenti ormai morti del morbo che non avrebbero potuto essere fonte di contagio.
Lavare le mani con acqua e sapone per 20 secondi o con gel disinfettante è certamente l’arma migliore, ancora prima del disinfettare superfici. Se anche un oggetto fosse “contaminato”, basterebbe igienizzare le mani per neutralizzare il virus in pochi secondi.
“A mio parere, molto tempo, energia e denaro vengono sprecati per la disinfezione delle superfici e, cosa più importante, distolgono l’attenzione e le risorse dalla prevenzione della trasmissione per via aerea”, ha spiegato al NYT Kevin P. Fennelly, specialista in infezioni respiratorie. Ergo, secondo il NYT, oltre a pulire le superfici, bisognerebbe prestare maggiore attenzione al controllo e rinnovamento impianti di ricambio nei locali e filtraggio dell’aria in edifici pubblici e privati.
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