L’Ocse diffonde i dati economici del secondo trimestre del 2020: l’Italia registra la performance peggiore del G7.
Un calo del 7,2 per cento. Sono questi i dati del reddito pro capite italiano nel secondo trimestre del 2020. Cioè nei mesi di aprile, maggio e giugno, quelli a cavallo tra il periodo di lockdown e l’inizio delle riaperture. A rilevarlo è uno studio dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico, in cui viene evidenziato un calo molto maggiore rispetto ai tre mesi precedenti. A gennaio, febbraio, e marzo 2020, infatti, l’abbassamento del reddito pro capite si è aggirato intorno all’1 per cento.
I livelli dell’economia italiana sono i peggiori del G7, che comprende Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti. Stando ai dati diffusi dall’Ocse la Germania è stato uno dei Paesi che hanno subìto meno la pandemia, con una flessione dell’1,2 per cento. Invece in Francia il calo è stato del 2,3 per cento e nel Regno unito del 3,4 per cento. Valori che non raggiungono neanche la metà di quelli italiani.
Cosa significa? Che all’Italia il lockdown è costato fin troppo. La crescita del Pil reale per abitante, sempre nel secondo trimestre 2020, è crollato del 10,6 per cento. In contrasto risulta però il dato della crescita del reddito reale delle famiglie per abitante. Quest’ultimo infatti è cresciuto del 5,3 per cento, ma solo grazie alle misure di sostegno dei governi. Ciò vuol dire che si tratta di un dato circostanziato al periodo di chiusura, in cui l’esecutivo è intervenuto per non far morire di fame le persone.
Stando a quanto scrive l’Ocse nel suo rapporto, infatti, a livello internazionale le misure di sostegno governative hanno comunque “continuato a proteggere i redditi delle famiglie dall’impatto economico del Covid-19 nel secondo trimestre 2020”. Sì, ma nei mesi successivi? Il Governo giallorosso continua a promettere indennizzi immediati alle categorie maggiormente danneggiate dalla pandemia, ma nel frattempo i commercianti continuano a protestare e a lamentare perdite irrecuperabili.
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Simile la situazione nella maggior parte dei Paesi membri, in cui “il reddito disponibile delle famiglie ha avuto performance migliori del Pil”. Ad Canada e Stati Uniti, che hanno registrato una crescita del reddito familiare pro capite rispettivamente dell’11 per cento e del 10,1 per cento. Aumenti più limitati si sono registrati in Irlanda, con il 3,6 per cento, in Australia, con il 2,7 per cento, e in Finlandia, con l’1,1 per cento. Anche in questi territori, tuttavia, “il significativo aumento del reddito familiare negli Stati Uniti riflette il carattere ampio, ma temporaneo, del sostegno governativo fornito ad aprile 2020”.
Insomma, nonostante il numero dei decessi stia risalendo – solo oggi sono arrivati a 636 – e il rapporto tra casi positivi e tamponi effettuati rimanga costantemente “molto alto”, il crollo dell’economia in Italia è ciò che impedisce un nuovo lockdown generalizzato. Per questo motivo il presidente del Consiglio dall’inizio dell’autunno – e quindi della seconda ondata – continua a ripetere che un’altra chiusura totale non ce la possiamo proprio permettere. Almeno a livello economico.
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