Svolta omicidio Checcucci: supertestimone vede il killer mentre finisce la vittima a coltellate

Omicidio Checcucci, testimone: ho visto una persona accovacciata su un uomo
Omicidio Checcucci, testimone: ho visto una persona accovacciata su un uomo. I carabinieri proseguono nelle indagini

Dopo circa una settimana dal delitto di Roberto Checcucci, 53 anni di Fucecchio (Firenze), trovato morto in un fosso vicino a via dei Tavi a Castelfranco di Sotto, spunta un testimone. I carabinieri stanno indagando sull’omicidio, impiegando anche i cani molecolari.
Secondo Il Tirreno, il testimone ha dichiarato ai carabinieri: “Ho visto una persona accovacciata su un uomo“. Sfortunatamente l’uomo ha visto la scena da lontano, forse la fase ultima del delitto. Ma andiamo con ordine. Domenica 27 settembre, il testimone (un pensionato) è con la sua auto vicino a una strada sterrata. Da 50 metri di distanza nota una persona accovacciata su un uomo. Ai carabinieri dichiara di pensare che si trattasse di due tossici. Lui deve incontrare una persona per la vendita di un trattore e quindi si reca nel posto stabilito.
Affianco vi sono alcune persone tra cui Matteo Luongo, che poi farà partire l’allarme. “Laggiù c’è qualcosa di strano“, spiega loro raccontando ciò che ha visto, ma non ha potuto riconoscere l’assassino, un po’ perché distante, un po’ per timore (più che comprensibile). Più tardi, infatti, Luongo andrà a vedere cosa ci sia nel fosso e trova il cadavere di Checcucci. Il testimone spiega:”Sì i carabinieri mi hanno sentito ma non ho visto bene, non lo so”, dice.
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I carabinieri continuano a indagare sulla vicenda e sta perdendo forza l’ipotesi di una rapina finita male, poiché anche se solo di vista, erano in parecchi a conoscere Checcucci. Era un uomo metodico, che camminava molto e percorreva sempre lo stesso tragitto.
Attualmente si sa solo che l’assassino si è accanito sulla vittima più volte con un coltello da cucina e che l’uomo avrebbe tentato di difendersi. Per i militari saranno essenziali dati tecnici, esiti autopsia ecc. Gli inquirenti auspicano in un ferimento dell’assassino, perché se così fosse avrebbe quasi sicuramente lasciato tracce del proprio dna sul corpo dell’uomo. L’ipotesi è che l’uomo abbia subìto l’aggressione sull’argine e poi abbia cercato aiuto finendo nel fosso, dove potrebbe essere stato colpito nuovamente e mortalmente. Ci si chiede inoltre se la vittima dovesse incontrare il suo assassino, anche se il movente economico non sembra avere consistenza. Dunque resta da indagare nella vita privata dell’uomo, che tutto descrivevano come un uomo buono.