Omicidio di Lecce: le urla dei fidanzati prima di venire uccisi

«Basta, basta, ci stai ammazzando». Le urla di Eleonora e Daniele, la testimonianza del vicino di casa che quella sera non ebbe il coraggio di affrontare il folle omicida

Daniele De Santis urlava e chiedeva pietà al suo assassino che lo aveva aggredito e lo stava uccidendo a coltellate. Lo inseguiva sul pianerottolo mentre Daniele urlava: “Basta, basta”.

«Una rarità nel panorama della criminologia penale»

Astuta premeditazione e al tempo stesso ferocia, il procuratore De Castris lo ha definito «una rarità nel panorama della criminologia penale». Non ha vacillato nemmeno per un istante.  Anche Eleonora Manta ha provato a sedare la furia omicida di De Carlo, lo ha dichiarato un vicino. «Ci stai ammazzando», avrebbe detto la ragazza, cercando di ricondurre il suo assassino, alla ragione.

«Così ci stai ammazzando»

Questi dettagli sono stati riferiti agli inquirenti da un vicino di casa della coppia. Lui ha visto Daniele mentre veniva accoltellato a morte sulle scale del condominio, e l’ha udito mentre implorava De Marco di smetterla, ripetendo “Basta, basta”. Lo stesso testimone ha raccontato di aver sentito anche Eleonora, mentre diceva al killer «Così ci stai ammazzando». I testimoni del duplice omicidio, tutti sotto choc, sono rimasti paralizzati dalla paura. Nessuno ha trovato il coraggio di uscire di casa, di fermare quell’impeto di morte. «C’è un pazzo che si aggira sul pianerottolo con un coltello» hanno detto alle forze dell’ordine, al telefono. Ma all’arrivo di Polizia e Carabinieri per Daniele ed Eleonora, purtroppo, non c’era più nulla da fare.


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Quei foglietti scritti con dovizia di dettagli

Nei foglietti persi durante la fuga è “descritto con inquietante meticolosità il cronoprogramma dei lavori ‘ ( ‘pulizia.. acqua bollente …candeggina.. soda .. ecc. ). La premeditazione del delitto risulta comprovata dai numerosi oggetti rinvenuti sul luogo del delitto sia nell’abitazione delle vittime che nel piazzale condominiale.  In particolare il cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna, le striscette stringi tubi e appunto i cinque foglietti manoscritti n cui era anche descritta la mappa con il percorso da seguire per evitare le telecamere”.

Marta Zelioli

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