Scuola, pediatri: rischiamo di chiedere il tampone per tutti

An Iraqi nurse vaccinates an Iraqi child at the children's hospital in Baghdad, Iraq, Sunday 22 June 2003. Authorities in Iraq started vaccination of children, on Sunday 22 June, after years of break down of the health system in Iraq. EPA PHOTO/EPA/VALDRIN XHEMAJ
Rinaldo Missaglia, segretario del SIMPEF, ha lamentato le sue preoccupazioni circa le norme per il rientro a scuola a settembre. Norme contraddittorie e assenza di strumenti per fare diagnosi certa.
È stato Rinaldo Missaglia, segretario del Sindacato Nazionale Medici Pediatri di Famiglia (SIMPEF) a commentare all’ANSA, in maniera negativa, quanto previsto secondo le norme per il rientro a scuola a settembre. “C’è molta preoccupazione, perché le norme sanitarie e medico-legali sono contraddittorie. A tal fine abbiamo chiesto un chiarimento al Ministero della Salute”: precisa il segretario del SIMPEF. Secondo Missaglia, infatti, le norme messe a punto per prevenire l’aumento dei contagi nelle scuole sarebbero confuse e contraddittorie e di fatto obbligherebbero i pediatri a isolare tutti non appena di presentino i primi sintomi compatibili con il Covid-19, chiedendo un tampone per tutti. Dunque, una situazione che potrebbe essere più gestibile se gli venissero dati degli strumenti diagnostici. Strumenti che al momento non sono previsti.
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Missaglia vede emergere fra le norme una prima contraddizione per quanto riguarda il limite dei 3 giorni di malattia. “Se l’assenza non supera i tre giorni di malattia è il genitore che può far riammettere il bambino, facendo una sorta di autocertificazione in cui dichiara di non aver avuto contatti con altri. Superati i tre giorni, invece, siamo noi pediatri a dover certificare la riammissione e che nei tre giorni passati non c’è stata malattia. Tutto questo senza poter visitare di persona il bambino, ma solo sentendo per telefono i genitori. Di fatto, dovremmo certificare l’assenza di malattia e di sintomi, autorizzare la riammissione a scuola senza alcuno strumento diagnostico per poterlo fare. In questo modo saremo costretti a richiedere all’Ats il tampone e disporre l’isolamento per tutti”: prosegue Missaglia. “Sarebbe invece opportuno che ci venissero dati degli strumenti per la diagnosi, come i test salivari che si stanno usando ora negli aeroporti. Quando saranno più diffuse febbre e influenza da ottobre in poi, un test del genere ci permetterebbe di fare uno screening importante”: conclude così il segretario.
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