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Politica

Nella notte si consuma il processo ad Alessandro Di Battista

Un vero e proprio vertice notturno, durante il quale i “big” del Movimento 5 Stelle mettono alle corde Di Battista: “Un congresso distruggerebbe governo e M5S”. In cambio un posto nel direttorio a settembre.

Ministero della Giustizia, notte di martedì. Vito Crimi, Paola Taverna, i ministri Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli, Vincenzo Spadafora, il viceministro Stefano Buffagni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro: una lista “top” di rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Cosa ci facevano tutti insieme, chiusi in una stanza del ministero, in piena notte? Un processo, più o meno: ad Alessandro Di Battista. Tutti insieme a spiegargli che l’unico modo per evitare di distruggere il Movimento è fermarsi. Subito. «Lo diciamo anche per te: seppure diventassi capo politico, non dureresti tre mesi», gli spiegano. Una competizione interna ai 5 stelle adesso sarebbe distruttiva per la maggioranza, per il governo, ma anche per lo stesso futuro del movimento politico fondato da Beppe Grillo. Il messaggio rivolto ad Alessandro Di Battista è chiarissimo: «O remi insieme a noi, ci aiuti a organizzare gli Stati generali di autunno e a definire quello che il M5S deve essere, oppure passerai alla storia come colui che ci ha distrutti». La risposta dell’ex deputato “simbolo” del Movimento non è convincente:. «Non voglio mettere in difficoltà il governo, l’ho detto in ogni modo — avrebbe spiegato Di Battista — penso che non ci siano alternative a questa maggioranza». Senza però riuscire a rispondere alla successiva domanda: «E cosa pensi che succeda quando vai in tv a dire che quello che facciamo è sbagliato?».

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Alessandro Di Battista e Beppe Grillo, in un momento di “pace”

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«È stato un confronto schietto», è stato uno dei commenti sfuggiti al termine della “chiacchierata”. Parlare di schiettezza significa che tutto quello che c’era da dire è stato detto. Un confronto che non poteva essere evitato, d’altronde, dopo lo schiaffo arrivato proprio a Di Battista con il tweet di Beppe Grillo domenica pomeriggio. «Quello che penso — avrebbe insistito Di Battista — è che dobbiamo lavorare su temi, su progetti nostri. Ho provato a proporne alcuni, come il servizio ambientale e il car sharing, per aiutare il governo, non per buttarlo giù». «Ci aspetta una crisi sociale senza precedenti» ha aggiunto “Dibba”: «Dobbiamo porci il problema. Io sono disponibile a fare un passo indietro. Non ho mai avuto l’ambizione di fare il capo politico, ma è importante che il Movimento non muoia». La proposta che sarebbe arrivata parla di collaborazione: lavorare insieme. E cioè, per Di Battista, significa far parte del prossimo direttorio, ma non subito. Tutto avverrà con i nuovi Stati Generali, a fine settembre. Anche perché il comitato di garanzia dei 5 stelle, regolamento alla mano, ha evidenziato il fatto che un cambio di direttorio adesso richiederebbe un voto su Rousseau, perchè sarebbe necessario un cambio di statuto. Ma una cosa del genere metterebbe in evidenza la distanza che c’è, all’interno dei 5S, tra i governisti guidati da Grillo e i movimentisti di Di Battista e Casaleggio. La risposta di Di Battista? «Ci penso». Che non è propriamente un «sì». Perchè c’è anche chi spinge in direzioni diverse: come ad esempio le ex ministre Barbara Lezzi, Giulia Grillo, l’europarlamentare Ignazio Corrao, l’ex braccio destro di Grillo e Casaleggio Max Bugani: sono loro a spingere Di Battista ad andare avanti, a chiedere, come dice Corrao, «un congresso vero». Sulle modalità di svolgimento dello stesso, poi, «sarebbe opportuno fare scegliere e partecipare gli iscritti. Sono 150mila e hanno il diritto di dire quello che pensano».

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