Ospite su La7 di “Non è l’arena”, Luca Palamara, pm romano, indagato per il cosiddetto “mercato delle toghe”, ha sottolineato le sue ragioni durante la trasmissione. “Identificare me come male assoluto è un’operazione che potrebbe far comodo a qualcuno”.
“Non ho inventato io il sistema delle correnti”, afferma subito Palamara di fronte a Massimo Giletti. Il sistema carrieristico c’è sempre stato. “Il nostro sistema penalizza chi alle correnti non appartiene e le correnti togate del Csm hanno un peso preponderante”. Il pm indagato racconta come fosse divenuto un punto di riferimento per i procuratori e che il sistema che oggi si demonizza ha prodotto Melillo a Napoli, Gratteri a Catanzaro, Greco a Milano, il fior fiore degli inquirenti in Italia.
“A qualcuno fa comodo puntarmi il dito, ma non voglio dire a chi”, ha aggiunto l’ex consigliere, che poi ha spiegato: “Si parla di una rete che arriva dappertutto, più semplicemente il mio ruolo era mediare all’interno delle singole correnti, e il Csm è il luogo dove necessariamente occorre mediare per nominare un determinato dirigente di un ufficio”.
A proposito della bocciatura di Di Matteo al Csm nel 2016 Palamara smentisce di avergli remato contro, di essere stato un suo nemico e aggiunge, “la nomina fu ratificata dal plenum, non fu mai nomina di Palamara”. Nessuna volontà neanche di offendere Matteo Salvini, ha detto riguardo alla questione delle intercettazioni.
Parlando della cena con Lotti, il cui contenuto è stato intercettato e reso noto, Palamara si difende:” Per quanto riguarda l’onorevole Lotti, avevo sottovalutato il suo ruolo e la sua posizione nei confronti della procura di Roma, ritenendo che la stessa fosse totalmente definita in quanto già era stato fatto il rinvio a giudizio”. L’ex consigliere afferma di aver superato un periodo di forte stress emotivo che non gli ha permesso di fare le giuste valutazioni.
Sulla vicenda Falcone-Meli Palamara esprime il suo parere sottolineando che la vicenda è ancora “ lo spartiacque delle nomine”. Bisogna decidere se premiare l’anzianità o il merito. “Io ero diventato una sorta di riferimento per molti colleghi, perché riuscivo a mediare”. Con tono ironico ma deciso Palamara parla dell’innesto di un trojan nel telefono portatile “ “Ho anticipato il coronavirus: chi ha attuato il distanziamento sociale con me si è salvato”, afferma infine l’ex consigliere come a voler scaricare maggiori responsabilità su qualcun altro.
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