Il sindaco saluta con soddisfazione l’assenza di nuovi decessi comunicati per Coronavirus. “Ma non dobbiamo esaltarci, venerdì è stato faticoso”, ha dichiarato Giorgio Gori.
Quella di ieri è stata forse la miglior giornata in ottica Coronavirus per la Lombardia. Resta ancora da chiarire il giallo legato alla mancanza di morti comunicati dalle aziende ospedaliere e private. In ogni caso, i cittadini lombardi possono tornare a sorridere e a respirare a pieni polmoni. Tuttavia, Giorgio Gori prova a placare un po’ l’entusiasmo, e lo fa attraverso un’intervista rilasciata per La Stampa. “È la notizia che aspettavamo da quando è iniziato questo incubo. Non esaltiamoci, però. Magari domani ci sarà un nuovo decesso, ma sicuramente è un altro passo verso una situazione sotto controllo”, dichiara il sindaco di Bergamo.
Lo stesso Giorgio Gori è tornato sulle immagini che hanno fatto il giro del Paese nei giorni scorsi. La sua Bergamo è tornata a riempirsi di gente, e lo spettro di assembramenti che causino ancora problemi legati al Coronavirus torna ad aleggiare. “Un diffuso senso di sollievo si traduce nel desiderio di stare fuori, quindi in un nuovo problema – svela il primo cittadino bergamasco – . Venerdì sera è stato faticoso, con piazze strapiene, sabato la pioggia ha aiutato a non riempirle, domenica è stata molto più tranquilla”. Dunque Giorgio Gori non riesce ancora a stare tranquillo.
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Anche perchè il primo cittadino di Bergamo traccia un bilancio di ciò che è significato per la città il passaggio del Covid-19. Non solo per l’ingente numero di morti, ma anche e soprattutto per le conseguenze sul tessuto urbano. “Dal punto di vista economico una stima parla di 3 mila posti di lavoro persi, ma secondo me è troppo ottimistica. All’anagrafe, dal primo marzo contiamo 670 morti in più rispetto al 2019, e già questo dato è tragico. È come se dove è nata l’epidemia, a Wuhan, che è cento volte più grande di Bergamo, ci fossero stati 65 mila morti”.
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Giorgio Gori, da questo punto di vista, si scaglia contro il Governo. In particolare lamenta la carenza di reagenti, in quanto la caccia al materiale per effettuare tamponi è partita troppo tardi. “Ci si fosse mossi prima, a Milano e a Roma, avremmo evitato molti guai”, ribadisce il sindaco di Bergamo. Ma il suo tono si placa e diventa accondiscendente quando si parla del Decreto Rilancio: “La manovra da 55 miliardi è impressionante anche solo come mole di carta: sono quasi 500 pagine – dichiara – . Però i sussidi non bastano. Servono gli strumenti per il rilancio, in primo luogo della formazione”.
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Ma non mancano le critiche che Gori rivolge anche a chi a gestito la situazione sanitaria in Lombardia. Il governatore Fontana e l’assessore Gallera sono da tempo nell’occhio del ciclone, e il sindaco di Bergamo non gli risparmia qualche attacco. “Sicuramente, e lo dico con tutte le attenuanti del caso, la prova che hanno dato è stata abbastanza deludente, però ogni volta che lo si fa notare la risposta è sempre quella: basta polemiche. Ma non credo che i lombardi cambieranno le loro idee dall’oggi al domani. Noi del Pd qui abbiamo un’occasione d’oro: di diventare il partito dei produttori, dalle partite Iva agli imprenditori, dagli artigiani agli operai. Il partito di chi lavora”.
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