Coronavirus, Giustizia: i penalisti contro l’Anm, “torniamo in aula”

L’Unione delle Camere Penali attacca i vertici della magistratura sul processo “da remoto” e chiede con forza di tornare in Aula.

L’Unione delle Camere Penali vuole riportare il processo nelle aule dei tribunali: in una nota esprime l’esigenza di far ripartire la giustizia e si stupisce della reazione negativa da parte dell’Anm di fronte alla possibilità che il Parlamento revochi le norme sul processo remoto. “Stupore ed allarme per la scomposta reazione dei vertici della magistratura associata – scrivono i penalisti in una nota – di fronte alla prudente volontà del Parlamento italiano di sostanzialmente revocare le norme introduttive del processo penale da remoto. Per loro è necessario “rimuovere quanto prima la paralisi della giurisdizione”: e l’unica possibilità – per loro – è quella di riaprire le aule giudiziarie. “Non appaiono credibili – sostengono i penalisti – le indignate censure sulle tecniche legislative adottate, da parte di chi aveva invece salutato con giubilo e senza battere ciglio la introduzione di una radicale sovversione dei principi fondativi e secolari del processo penale mediante un improvvisato emendamento ad un decreto-legge in sede di sua conversione”.

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Anche perchè la volontà di far ripartire i processi arriva da tutta la magistratura, almeno secondo la tesi dei penalisti: “Piuttosto colpisce – spiega ancora l’Ucpi – la siderale distanza di questi toni, di queste aspettative deluse e di questi aggressivi proclami rispetto al comune sentire della stragrande maggioranza della magistratura italiana, con la quale i penalisti da oltre due mesi stanno costruttivamente confrontandosi nelle concrete realtà dei vari uffici giudiziari, per organizzare prima la contrazione ed ora la graduale ripresa del comune ed inderogabile dovere di esercitare la giurisdizione, mediante il ritorno nelle aule di giustizia e non certo sullo schermo dei rispettivi computer. La conclusione del comunicato è aggressiva: “Tutto ciò disvela e conferma l’investimento politico che la dirigenza della magistratura associata aveva affidato a questo sconclusionato ed avventuristico progetto di celebrazione di processi su piattaforme commerciali di conversazione tra persone”.

Alessio Ramaccioni

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