Coronavirus, Coldiretti: l’Italia sta ancora pagando l’effetto “pizza corona”

Coronavirus, Coldiretti: l'Italia sta ancora pagando l'effetto "pizza corona"(GettyImages)
Coronavirus, Coldiretti: l’Italia sta ancora pagando l’effetto “pizza corona”. Ecco che cosa sta succedendo alle nostre imprese agroalimentari

Da quando è iniziata l’emergenza da Coronavirus, il nostro Paese ha visto un forte crollo delle esportazioni Made in Italy. Secondo la Coldiretti, il suddetto crollo è dovuto all’effetto della parodia “pizza corona“, pizza contaminata da Covid, trasmessa ai primi di marzo su Canal+ in Francia. Parodia che, purtroppo, ha fatto il giro del mondo facendo crollare del 12,7% le esportazioni del nostro Paese nel mese di marzo 2020. Si tratta di una brutta vicenda che ha alimentato strumentalizzazioni, concorrenza sleale, e addirittura la richiesta di certificati “virus free” sulle nostre merci. Richiesta sparita quando il morbo si è diffuso in ogni parte del pianeta e anche gli altri Paesi hanno dovuto adottare forti misure di contenimento.
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Tuttavia, l’esito è che il 7Oß6 delle aziende agroalimentari che esporta all’estero ha visto un netto calo delle vendite a causa delle numerose disdette da clienti di tutto il globo. Sempre secondo i dati di Coldiretti, emerge che il prezzo più alto lo hanno pagato il settore vinicolo e del florovivaismo. Non solo, perché anche i settori ortofrutta, salumi e formaggi hanno difficoltà. Si tratta di una forte inversione di tendenza rispetto al record dei primi due mesi 2020 che aveva visto un aumento dell’11,6% rispetto al 2019. La Coldiretti fa notare come i lunghi mesi di chiusura stiano pesando su molte aziende agroalimentari Made in Italy. Ma l’opportunità di riaprire anticipatamente garantendo l’asporto, per Coldiretti è importante dato che “la food delivery genera da sola un fatturato di 350 milioni di euro con aumenti a due cifre già prima della pandemia. La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani“.