I sindacati: “Ridurre gli orari di apertura” | Zaia si unisce al coro

I sindacati: “Ridurre gli orari di apertura” | Zaia si unisce al coro

I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno emesso una nota. “Alcuni negozi stanno già chiudendo prima e non apriranno la domenica”. Il governatore del Veneto attende segnali dal Governo.

supermercati sindacati

Si leva un coro quasi unanime, in favore di una classe di lavoratori particolarmente sotto torchio in questi giorni. Stiamo parlando dei dipendenti degli unici negozi lasciati aperti dopo l’emanazione del decreto “Io Resto A Casa”. Dai supermercati alle farmacie, dai tabacchi alle edicole, sono loro gli unici a proseguire le vendite. E allora ecco che tre sigle di sindacati hanno fatto sentire la propria voce per garantire i diritti di cui devono disporre proprio i lavoratori. I sindacati in questione sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

Nel comunicato si legge proprio dell’intenzione di ridurre gli orari di apertura al pubblico. Questi non sono mutati rispetto a prima, ma i sindacati fanno capire che in alcune realtà ci si sta già muovendo in questa direzione. “A tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, molte imprese del settore, raccogliendo evidentemente le ragioni da noi sollevate, stanno anticipando l’orario di chiusura serale e chiudono per l’intera giornata la domenica. La Regione Lazio, a seguito della mobilitazione promossa dalle organizzazioni sindacali territoriali è intervenuta con propria ordinanza nello stesso ambito riducendo le aperture“.

Filcams Cgil è una delle sigle sindacali che ha firmato la nota – meteoweek.com

Tra le altre cose, inizia a serpeggiare la possibilità che l’attuale decreto subisca un ulteriore inasprimento. Per questo motivo i sindacati, nella nota, chiedono un trattamento pari per i loro dipendenti. “Si sta determinando un quadro di restrizioni maggiori di quelle previste dall’attuale Dpcm, che, se pur nella direzione auspicata dalle scriventi, rischia di avere un esito di non omogeneità e confusione nel settore. Una situazione che, oltre a creare uno svantaggio per le imprese più virtuose che tutelano i propri dipendenti, potrebbe sfociare in un sovraffollamento nei punti vendita che invece rimarranno aperti, con evidenti problemi di possibile contagio“.

I sindacati spiegano che questo provvedimento non porterebbe automaticamente alla volontà di ridurre la produzione. Anzi, al contrario, porterebbe un aumento nella qualità del lavoro svolto. “L’istanza non deve essere considerata esclusivamente come una volontà di produrre una sospensione delle attività con conseguenti rischi per l’approvvigionamento di generi alimentari ma al contrario garantire la prosecuzione dell’attività di vendita rendendola sostenibile. I sindacati ritengono necessaria una indicazione univoca ai consumatori regolamentando il nastro orario settimanale dichiarando la chiusura domenicale di tutti gli esercizi commerciali“.

Ai sindacati si unisce Zaia

Luca Zaia annuncia nuovi provvedimenti per il Veneto – meteoweek.com

E al coro dei sindacati si è aggiunto più che volentieri Luca Zaia. Il governatore del Veneto ha fatto capire che sarà lui stesso a muoversi nella sua regione, qualora il Governo non dovesse muoversi in questa direzione. “Se il governo non adotterà, e non è una minaccia, ma un auspicio, delle misure più restrittive, mi vedrò costretto a varare ordinanze regionali. Spero ci saranno presto misure restrittive sulle passeggiate e corsette, mi spiace, ma l’alternativa sono le terapie intensive, il ricovero e i contagi. Spero anche che il governo si decida a chiudere i negozi alla domenica. Se il governo non deciderà subito, domani adotterò l’ordinanza regionale“.

Ho parlato anche questa mattina con il ministro Speranza – prosegue il governatore del Veneto – e io spero veramente che si adottino misure più restrittive rispetto ai passeggi, abbiamo delle foto da cui si vede che le situazioni non sono assolutamente in linea con il tema del restare a casa, di aver prudenza. Spero inoltre che il Governo – conclude Zaia – si decida a chiudere quei pochi negozi rimasti aperti la domenica, se non il sabato pomeriggio come in Germania“.