Coronavirus, postini rifiutano di fare consegne per paura del virus

Coronavirus, postini rifiutano di fare consegne per paura del virus

Coronavirus, postini rifiutano di fare consegne per paura del virus(GettyImages)

Coronavirus, a Monza i postini si rifiutano di consegnare la posta per paura di contrarre il virus. Proteste per mancanza di dispositivi di protezione

Coronavirus, postini rifiutano di fare consegne per paura del virus
Coronavirus, postini rifiutano di fare consegne per paura del virus(GettyImages)

Il Coronavirus fa molta paura, soprattutto a chi è costretto a proseguire con il lavoro nonostante il diffondersi dell’epidemia. E in Lombardia, dove i casi hanno oltrepassato quota 14.000, la situazione è ancora più drammatica. Nella giornata di ieri a Monza, i postini hanno rifiutato di eseguire le consegne per mancanza degli adeguati dispositivi di protezione. A quanto pare, il sindacalista Cgil Vincenzo Traina ha scritto una lettera al Prefetto Patrizia Palmisani per denunciare quanto sta avvenendo. 600 portalettere e addetti agli sportelli che non hanno protezioni. Alcuni di loro hanno acquistato di propria tasca l’occorrente per proteggersi, dai guanti alle mascherine, ai disinfettanti per le mani.

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Coronavirus, postini rifiutano consegne, Traina: “Uffici vanno chiusi al pubblico”

Alcuni uffici postali di Monza, attualmente, sono chiusi al pubblico e altri sono aperti 3 volte a settimana ma secondo Traina, “si tratta di chiusure a singhiozzo“. In questi casi, secondo lui, la situazione peggiora, poiché le persone si riversano negli uffici aperti creando file chilometriche per questioni, a detta di Traina, non urgenti come buoni a minori, pagamenti bollettini ad associazioni religiose.

Coronavirus, code alle poste
Coronavirus, code alle poste (GettyImages)

Traina insiste sul fatto che le persone dovrebbero restare a casa e uscire solo per situazioni gravi. Inoltre, pone l’accento sul fatto che gli uffici dovrebbero restare chiusi al pubblico se non si rispettano le norme lavorative in tema di sicurezza. È inoltre essenziale garantire solo servizi urgenti, non pubblicità e altre cose non tali. “I contatti col pubblico“, conclude, “dovevano essere eliminati. Qui si gioca con la vita delle persone“.

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