Oltre 13mila persone si sono trasferite nelle seconde case in Sardegna per sfuggire al coronavirus, ma l’emergenza riguarda soprattutto gli ospedali.
La Sardegna è stata una delle ultime regioni a confrontarsi con l’aggressività del coronavirus. I numeri di questi ultimi giorni sono preoccupanti un po’ in tutte le province a cominciare da quella di Nuoro dove molti sarebbero i medici e gli infermieri che accusano i sintomi della malattia. Al punto che oltre cento operatori dell’ospedale San Francesco sono stati sottoposti al tampone. Il primo focolaio era partito da un medico della Rianimazione venuto a contatto con un pilota del 118 positivo al virus. Una situazione di emergenza che ha portato alla chiusura del reparto di Rianimazione. Poi tutto l’ospedale è stato sottoposto a una massiccia opera di sanificazione che è durata per tutta la notte.
La Sardegna poi vive un’altra emergenza: sono migliaia, si parla di almeno 15mila persone, i residenti che sono approdati nell’isola prima del decreto che ha bloccato i trasferimenti grazie al fatto di avere una seconda casa. Affollamento fuori stagione le case dell’Ogliastra, del Campodano, dell’Iglesiente. Una situazione che preoccupa la Regione sia per una questione di profilassi che di controllo. La Federalberghi ha invitato tutti i propri iscritti che hanno un’attività in Sardegna a chiudere la propria attività senza ulteriori attese.
Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna dice che è un passo necessario: “È una cosa da fare nonostante non sia una cosa imposta dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri, ma chi gestisce alberghi aperti tutto l’anno, come quelli delle città, sta giustamente provvedendo a cancellare le prenotazioni rimaste e a chiudere sino a data da destinarsi”. Il prossimo periodo era decisivo per le strutture turistiche per lanciare la stagione estiva e proporre i listini: e dire che in Sardegna in questi giorni si vive un caldo quasi estivo con una media di 21 gradi.
Intanto tra arrivi nuovi e vecchi sono 13.300 le persone che si sono autodenunciate sulla piattaforma online della Regione Sardegna. Il provvedimento obbliga chi è arrivato nell’Isola dal 24 febbraio a registrarsi nel database dell’unità di crisi in capo alla Protezione civile regionale. Un censimento necessario a capire quante persone provenienti sino a ieri dalle zone rosse sono rientrate in Sardegna, quanti proprietari di seconde case hanno deciso di trasferirsi temporaneamente nell’Isola ma soprattutto se e dove debba essere necessario un presidio maggiore di personale considerando il numero ecceszonale di presenze.
Intanto la Regione chiede aiuto: mancano soprattutto i kit diagnostici. La Sardegna ha richiesto 60mila tamponi e mille reagenti. Altrettante mascherine del tipo Ffp2 e 70mila del tipo Ffp3. E po più 50 ventilatori polmonari perché quelli in dotazione alle terapie intensive rischiano di andare esaurite nelle prossime ore. Mancano anche guanti, camici, occhiali protettivi, calzari e disinfettanti. Richiesti 52mila litri di detergente per mani, 360 litri di perossido, 50mila litri di soluzione idroalcolica, 600 dispenser a muro per disinfettanti e mille termometri laser.
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