Coronavirus, disordini al carcere di Rebibbia

Coronavirus, disordini al carcere di Rebibbia (Getty) - meteoweek.com
Da questa mattina sono in corso disordini e proteste al carcere di Rebibbia, a Roma, a causa delle misure prese per arginare l’emergenza Coronavirus.

Materassi in fiamme e infermerie prese d’assalto: ecco cosa sta accadendo da questa mattina al carcere di Rebibbia a Roma. I detenuti chiedono un intervento immediato del Governo per ottenere l’amnistia a causa dell’emergenza sanitaria.
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Le proteste e i disordini al carcere di Rebibbia a causa del Coronavirus sono l’ennesima manifestazione che interessa le case circondariali italiane. Da giorni, ormai, in altre ventisei strutture carcerarie sono in corso delle vere e proprie rivolte, scoppiate a seguito del decreto del Consiglio dei Ministri che prevede la sospensione delle visite in carcere per far fronte alla diffusione del virus.
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A dare notizia dei disordini di Rebibbia è stato il sindacato di polizia penitenziaria, che ha reso noto che da questa mattina i detenuti hanno iniziato a bruciare materassi.

La situazione più difficile riguarda il carcere di Modena, dove ieri sono morti sei detenuti per cause ancora da stabilire. In tutta Italia la maggior parte di coloro che stanno scontando una pena detentiva chiede una maggior tutela per la salute e misure meno restrittive rispetto a quelle prese dal Governo nei giorni scorsi.
Le carceri italiane in rivolta
Stamattina si sono registrate proteste e gravi disordini anche nel carcere milanese di San Vittore, all’Ucciardone di Palermo e a Foggia, dove sono evasi circa 20 detenuti.

Ieri due violente proteste sono state registrate anche in Lazio. La prima nella casa circondariale San Domenico di Cassino. La seconda nella struttura penitenziaria di Frosinone, dove un centinaio di detenuti hanno dato fuoco alle celle, hanno distrutto un reparto, hanno occupato un intero padiglione e sono saliti sulle mura del carcere, dopo aver forzato l’area destinata ai passeggi. Il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, ha dichiarato che i detenuti “hanno un elenco di richieste che partono dalla questione dei colloqui. Siamo in trattativa“.