Secondo i dato Oxfam, 2.153 miliardari al mondo possiedono quanto il 60% della popolazione mondiale. L’Italia? Un “Paese bloccato”, l’1% della ricchezza della fetta più ricca della popolazione supera il 70% della fetta più povera.
Alla vigilia del World Economic Forum a Davos, Il Comitato per l’aiuto alle vittime della carestia e delle calamità naturali (Oxfam), lancia un allarme sulla disuguaglianza globale nel rapporto “Time to Care”.
Il bilancio coinvolge anche l’Italia dove, secondo i dati, la ricchezza dell’1% più ricco del Paese superava quella del 70% più povero a metà 2019.
Un “Paese bloccato“, ci definisce l’ong, dove l’ascensore sociale è fermo: “ci vorrebbero – scrive Oxfam – cinque generazioni per i discendenti del 10% più povero per arrivare a percepire il reddito medio nazionale“. È in questo modo che “le disuguaglianze si perpetuano” nelle generazioni.
In questo contesto l’Oxfam fa il suo appello: “solo politiche veramente mirate a combattere le disuguaglianze potranno correggere il divario enorme che c’è fra ricchi e poveri. Tuttavia, solo pochissimi governi sembrano avere l’intenzione di affrontare il tema“, riferisce Elisa Bacciotti, coordinatrice delle campagne di Oxfam Italia.
Queste differenze continuano ad aumentare, se si pensa che il 58% della ricchezza globale generata in un anno è entrata nelle casse dell’1% più ricco e che i 2.153 miliardari nell’elenco stilato da Forbes 2019 possiedono il corrispondente di quanto ha il 60% della popolazione mondiale.
A livello globale, questa differenza risente molto anche del gender gap: basti pensare che nel 2018 gli uomini detenevano “il 50% di ricchezza in più rispetto a quella posseduta dalle donne“, che sono spesso legate alla cura dei figli o all’accudimento di familiari.
In Italia, nel 2018 la percentuale delle donne che non si era mai addentrata nel mondo del lavoro, per dedicarsi ai figli, corrispondeva all’11,1% (su una media europea del 3,7%).
L’abbandono scolastico è ancora preoccupante secondo i dati Oxfam: “nel confronto europeo, nel 2018, l’Italia si trovava in quart’ultima posizione“, vicino alla Spagna, Malta e Romania.
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