Tre americani, un militare e due contractor, sono morti durante un attacco di un gruppo di miliziani jihadisti somali del gruppo al Shabaab, legato ad al Qaida. Tensione in Kenya.
I fondamentalisti islamici somali attaccano una base Usa in Kenya e non si sa se è una prima risposta all’uccisione del comandante Qassem Soleimani ad opera degli americani. Certo, che sia accaduto in questi giorni non può escludere una rappresaglia. Ma è anche certo che i confini Kenya-Somalia sono roventi da anni e gli Usa presidiano la zona in difesa della ‘democrazia’ keniana.
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Tre americani, un militare e due contractor, sono morti in un attacco lanciato da un gruppo di miliziani jihadisti somali del gruppo al Shabaab, legato ad al Qaida, che hanno anche tentato di occupare la postazione di Camp Simba, nella regione costiera di Lamu. Quattro di loro sono stati uccisi dalle forze americane e kenyane.
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“I mujaheddin sono entrati nelle linee nemiche, hanno sbaragliato con successo la base militare pesantemente fortificata e ne hanno preso in parte il controllo” – hanno annunciato i miliziani in un comunicato, sottolineando che «pesanti perdite sono state inflitte alle truppe americane e kenyane». Affermazioni parzialmente smentite da un altro comunicato, questa volta del generale William Gayler, direttore delle operazioni di Africom (il comando Usa responsabile delle operazioni militari in Africa): gli Shabaab che vogliono imporre alla Somalia una versione estrema della sharia, la legge islamica – tendono a esagerare la reale entità delle azioni in funzione propagandistica.
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Il confine tra Kenya e Somalia è teatro di costanti scontri tra jihadisti, che sconfinano ripetutamente, e soldati di Nairobi. Un clima di tensione peggiorato da quando, nel 2011, il Kenya ha lanciato un’offensiva militare denominata Operation Linda Nchì contro gli islamisti radicali. Gli Stati Uniti assicurano la copertura aerea per le operazioni e nel 2018 con circa 30 attacchi aerei hanno uucciso almeno 200 uomini dell’organizzazione islamista.
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