Il pontefice lancia un messaggio di integrazione: “Bisogna attivarsi per servire i più deboli, che spesso sono i migranti”. Papa Francesco aggiunge: “Sono scartati dalla società globalizzata, per Dio nessuno è straniero”
“I migranti sono scartati dalla società globale, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie. Sono fratelli e sorelle da aiutare”. Lo afferma Papa Francesco, intervenuto sul tema a tutto tondo, a pochi giorni dal Natale. Secondo il Pontefice, “lo sviluppo umano si attua nel servire i più deboli emarginati, proteggendo i migranti forzati, che in questo momento rappresentano pienamente il grido disperato di aiuto nella attuale umanità”.
Francesco aggiunge. “Loro rappresentano il simbolo della debolezza, la difficoltà di questa fase. Dio però ci ricorda che nessuno è straniero, nessuno va quindi escluso. Se si è scartati dalla società globale, parliamo di fratelli da aiutare con il cuore”.
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Il pontefice ha ricevuto ieri un gruppo di 33 profughi arrivati in Italia da Lesbo grazie ai corridoi umanitari. Questi ultimi sono stati accompagnati dal Card, Konrad Krajewski e dalla Comunità di Sant’Egidio. Esposti nel Cortile del Belvedere in Vaticano una croce e un giubbotto salvagente, appartenuto ad un migrante scomparso in mare nel luglio scorso.
“E’ l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre, poi li obbliga a attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. I migranti sono scartati dalla società globale così. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”. Con queste parole Francesco ha aperto il discorso, spostando poi le attenzioni sul blocco delle navi nei porti italiani e sulla questione libica. “Non è bloccando gli arrivi che si risolve il problema, bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni. Bisogna – conclude – mettere da parte gli interessi economici per mettere al centro la persona”.
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