Matteo Renzi insiste, e preme sull’acceleratore sul Recovery plan: “Ci separa un abisso”. Nonostante l’incontro al ministero dell’Economia (tra i ministri Gualtieri e Amendola, e i capidelegazione Iv), nonostante il tentativo di dialogo sulla bozza del Recovery, Italia viva fa sapere: “Un confronto serrato e non risolutivo”. Poi ancora: “Non saremo complici di un piano senza ambizione per il futuro del Paese”.
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Se la speranza credeva ancora in una pacificazione in occasione degli incontri sul Recovery plan tra ministri e capidelegazione di Italia viva, ora il realismo dovrà prendere atto di un fatto: i toni restano tesi, Matteo Renzi preme sull’acceleratore, e sembra che il tavolo aperto tra il presidente del Consiglio e le proposte di Italia viva non stia dando buoni risultati. Mentre fonti di governo parlano di clima positivo (nonostante i nodi da sciogliere), Italia viva ribadisce che si è trattato di un “confronto serrato e non risolutivo“. E poi ancora: “Quello che poteva essere fatto già dal 22 luglio, quando abbiamo chiesto di iniziare a discutere il Recovery plan, lo stiamo facendo adesso, e di corsa purtroppo. Ci separa un abisso nel metodo e sui contenuti: non saremo complici di un piano senza ambizione per il futuro del Paese“. E quali sono questi contenuti abissali? Infrastrutture, giustizia, cultura, pubblica amministrazione, 5G, adozione del Mes, no alla fondazione Cybersecurity e, ovviamente, la delega ai servizi segreti. Punti annunciati non solo nella lettera inviata da Matteo Renzi a Giuseppe Conte e resa pubblica su Facebook, ma anche ribaditi in gran parte nel documento portato dalla delegazione di Italia viva al ministro Gualtieri. Ma la questione non finisce qui: fonti di governo fanno sapere che il confronto proseguirà – anche tenendo conto della nuova bozza di Recovery plan – con tutti i partiti di maggioranza, probabilmente a Palazzo Chigi, i primi di gennaio.
Stallo alla messicana
Insomma, è stallo. Ieri in conferenza stampa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere: : “Se verrà meno la fiducia di un partito vado in Parlamento“. Il passaggio in Parlamento è necessario perché “il premier non sfida nessuno, ha la responsabilità di una sintesi politica e di un programma di governo. Per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e confrontarsi in modo franco. Il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità”. Insomma, Renzi lascia la palla al premier Conte (spetta a lui decidere se trovare una quadra, altrimenti Iv si tira fuori), mentre Conte rilancia la responsabilità a Italia viva (se non c’è più la fiducia lo si deve dire in Parlamento, e in quel caso il partito se ne assume la responsabilità). I due si lanciano messaggi da lontano, sostengono lo sguardo lanciandosi occhiate di sfida e, sostanzialmente, prendono tempo per capire quanto è esteso lo schieramento che si affilierebbe alle loro mosse future.
In un’intervista al Sole 24 ore Matteo Renzi avrebbe commentato le ultime parole del premier a proposito dell’intenzione di Conte di parlamentizzare la crisi: “Non temo” che spuntino fuori eventuali ‘responsabili’ a sostegno del Conte II. E “se avvenisse sarebbe perfettamente legittimo. Si chiama democrazia parlamentare. E non è un atto di gentilezza di Conte andare in Parlamento: è una esplicita previsione costituzionale. Se però al Parlamento va bene sprecare 300 miliardi di euro in bonus e sussidi, facciano pure: noi andremo all’opposizione”. In quel caso, Renzi ribadisce il mancato appoggio esterno al governo: “Lo escludo nel modo più categorico. Se ci vogliono ci stiamo con le nostre idee. Se non ci vogliono facciano da soli. L’appoggio esterno è una finezza da intenditori, una roba da appassionati della prima repubblica”. All’interno di Italia viva fa eco Maria Elena Boschi, che sull’Avvenire rilancia la palla al premier: sul Recovery plan “ci aspettiamo che il presidente Conte ci dica come intende affrontare i nodi irrisolti, perché sui punti fondamentali la distanza resta tanta”.
Eppure, il mondo intorno si muove, il tempo passa e la crisi batte alla porta. Così come l’Ue, che sta ancora attendendo un piano dettagliato di Recovery plan. Su questo punto Conte intende accelerare: “Non ho detto che va tutto bene, se non abbiamo ancora la struttura di governance vuol dire che dobbiamo affrettarci. Dobbiamo correre”. Insomma, sul Recovery è necessario dialogare, accogliere le istanze e trovare una sintesi, ma soprattutto è necessario farlo in fretta. Una fretta che non si addice tanto bene allo stallo alla messicana. Resta totalmente irrisolto, invece, il nodo sulla delega ai Servizi segreti, sulla quale il premier ha commentato: “La delega è una prerogativa del premier, chi mi chiede di cederla spieghi il perché”. Non vi fidate del premier, insinua Giuseppe Conte? Esatto, verrebbe da rispondere, qualche segnale è stato lanciato dai partiti. Bisogna solo che qualcuno si assuma la responsabilità di dirlo apertamente.